
Oggi il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha ribadito che l’oro olimpico più bello è quello che deve venire senza sostanze dopanti.
Ed io la penso come lui. Troppi atleti si fanno tentare dalla “chimica” e ricorrono a sostanze proibite. Il mondo dello sport è bello perchè l’agonismo dipende dalle proprie qualità fisiche. Senza trucchi, senza inganni.
Oltretutto si rischia di mettere a repentaglio una intera carriera raggiunta certamente con fatica ed allenamenti talvolta al limite.
Ribadisco che sono in perfetto accorso col messaggio del presidente del Comitato Olimpico.
E’ in stampa la guida ai vini edita dal Gambero Rosso. Notizia che ho letto su Daringtodo.
E ho appreso che si rinnova la sfida di sempre la tradizionale guerra del vino tra le due regioni enologicamente più importanti d’Italia: il Piemonte e la Toscana. Per la Guida Vini Espresso 2010 prevale la regione alpina a cui sono assegnate 62 eccellenze e per il Gambero?
Lo sapremo il 18 quando verrà presentata. Intanto ribadisco che il Piemonte si produce un vino ineguagliabile!

E il vino? Sembra che la vendemmia sia andata per il verso giusto.
Il mio amico viticoltore Luigi Dezzani sarà certamente ansioso di “assaggiare” il risultato della fatica di un anno. Ma dovrà attendere ed io con lui.
Perchè un buon bicchiere, come ho detto sempre, fa davvero buon sangue!

Quando vedo il cielo oscurarsi e “preparare” un temporale penso sempre alle uve che cominciano a maturare.
L’acqua sicuramente è una benedizione per le coltivazioni ma la grandine no. E spero che quei granuli di ghiaccio non devastino quel che i miei amici agricoltori hanno coltivato con non poca fatica. Per noi piemontesi il vino, l’ho già detto più volte, è vita ed economia.
Dunque la speranza è che la vite venga risparmiata e che i grappoli possano maturare al sol leone.

Il 70 per cento delle vigne di Luigi, a Cocconato d’Asti produce Barbera. Un vino meraviglioso. Sì, va bene l’ho già detto che col Barbera ho un’affinità e adesso ve ne spiego i motivi.
Fino a qualche anno fa – e Luigi Dezzani conferma – a livello internazionale il Barbera era considerato un vino troppo popolare, diciamo pure, un vino da osteria.
Poi anche i sommelier hanno capito che la sua profumata “semplicità” è un pregio, ed ecco che oggi oltre il 50 per cento della produzione viene esportata, in Europa, in America ed anche in paesi che da poco hanno scoperto il vino, come l’Indonesia e la Thailandia.
“E’ la Barbera l’uva del cuore. E sono certo che per ogni viticoltore piemontese è così”, dice Luigi. Ed io, che per carattere mi sento come questo schietto vino “da osteria” che non sfigura sulle tavole dei ristoranti stellati, m’inorgoglisco un po’.

“Le moderne tecnologie? Ok sono utili, ma senza passione cosa ci fai?”. La dichiarazione non è mia, e non si parla di sport, anche se l’argomento è altrettanto nobile: il vino. Sono tornato, qualche giorno fa a trovare il mio amico Luigi Dezzani, uno dei più importanti viticoltori dell’astigiano. Abbiamo passeggiato tra le vigne, a 500 metri d’altezza, dove la natura ha creato l’ambiente perfetto per la coltivazione delle uve da Barbera. Sì, c’è una certa affinità tra me e queste vigne, e non dipende solo dal nome, credetemi.
Passeggiavamo e Luigi, viticoltore da tre generazioni, controllava i suoi grappoli nello stesso modo, con gli stessi gesti che erano stati di suo nonno. E capisco: le tecnologie in cantina possono dare una mano, ma la cura del vigneto è sempre quella di 50 anni fa.
“La maturazione è giusta, il numero anche e la grandezza pure, ha piovuto abbastanza e quando splende il sole è sufficientemente caldo”. Luigi non lo dice, ma lo dico mentre incrocio le dita: se tutto procede senza intoppi sarà una buona annata. (continua)

Quanto è bello il mio Piemonte in questa stagione. Le piante, i prati, le viti hanno ripreso a vivere ed i colori sono eccezionali.
E quando passando in auto lancio uno sguardo dal finestrino e vedo questa marea verde che satura gli occhi davvero provo un immenso piacere e forse degusto già il nettare che dall’autunno regaleranno le millenarie viti che vengono accudite con grande maestria.

Sono orgogliosamente piemontese e come tale ritengo d’essere un estimatore di vini.
Perché nella mia terra il vino è importante.
Non è solo una bevanda piena e ricca ma è cultura antica con tutte le vicende e le storie ad essa legate.
E’ il sacrificio di chi coltiva la vite e spera che la grandine non gli rovini il raccolto. E’ vita, insomma, perché il vino è vivo.
Più avanti racconterò quali sono i miei gusti in fatto di vini.
Per il momento segnalo a chi s’è avvicinato solo ora al mio sito che ho voluto inserire tra le categorie, che alla fine sono come i capitoli della pagina, una dedicata espressamente ai vini e non solo perché mi piace ma perché su questa attività umana che si perde nel tempo c’è tanto da raccontare. Mi piace anche “collezionare” bottiglie d’annata o quelle che stappo in occasioni importanti. Bene, per ora alzo il bicchiere e dico “salute a voi”.