
Il 70 per cento delle vigne di Luigi, a Cocconato d’Asti produce Barbera. Un vino meraviglioso. Sì, va bene l’ho già detto che col Barbera ho un’affinità e adesso ve ne spiego i motivi.
Fino a qualche anno fa – e Luigi Dezzani conferma – a livello internazionale il Barbera era considerato un vino troppo popolare, diciamo pure, un vino da osteria.
Poi anche i sommelier hanno capito che la sua profumata “semplicità” è un pregio, ed ecco che oggi oltre il 50 per cento della produzione viene esportata, in Europa, in America ed anche in paesi che da poco hanno scoperto il vino, come l’Indonesia e la Thailandia.
“E’ la Barbera l’uva del cuore. E sono certo che per ogni viticoltore piemontese è così”, dice Luigi. Ed io, che per carattere mi sento come questo schietto vino “da osteria” che non sfigura sulle tavole dei ristoranti stellati, m’inorgoglisco un po’.

“Le moderne tecnologie? Ok sono utili, ma senza passione cosa ci fai?”. La dichiarazione non è mia, e non si parla di sport, anche se l’argomento è altrettanto nobile: il vino. Sono tornato, qualche giorno fa a trovare il mio amico Luigi Dezzani, uno dei più importanti viticoltori dell’astigiano. Abbiamo passeggiato tra le vigne, a 500 metri d’altezza, dove la natura ha creato l’ambiente perfetto per la coltivazione delle uve da Barbera. Sì, c’è una certa affinità tra me e queste vigne, e non dipende solo dal nome, credetemi.
Passeggiavamo e Luigi, viticoltore da tre generazioni, controllava i suoi grappoli nello stesso modo, con gli stessi gesti che erano stati di suo nonno. E capisco: le tecnologie in cantina possono dare una mano, ma la cura del vigneto è sempre quella di 50 anni fa.
“La maturazione è giusta, il numero anche e la grandezza pure, ha piovuto abbastanza e quando splende il sole è sufficientemente caldo”. Luigi non lo dice, ma lo dico mentre incrocio le dita: se tutto procede senza intoppi sarà una buona annata. (continua)