E’ iniziato, ieri, il Tour de France, la corsa ciclistica più prestigiosa del mondo. La prima tappa è andata al belga Philippe Gilbert, un talento delle dueruote.
Mi affascina, come d’altra parte mi ha affascinato il Giro d’Italia, vedere tutta quella fatica e quello spirito sportivo teso a raggiungere il traguardo.
Mi sembra di assistere ad un evento sportivo d’altri tempi anche se anche nel ciclismo è intervenuta la tecnologia. Seguirò le tappe, compatibilmente ai miei allenamenti.
Oggi intanto nuova avventura del motomondiale sperando che mi regali qualche soddisfazione “tricolore”.
Sta per concludersi il Giro – ma stasera non perdetevi l’atletica su Raitre – e la considerazione è una sola: questa è stata una kermesse sportiva segnata dalla morte del ciclista belga Wouter Weylandt, caduto nella terza tappa.
L’immagine diffusa da tutti i media di quel giovane morente è stata il pesante fardello che ha segnato la più importante gara ciclistica italiana.
E non c’è stata tappa senza che i telecronisti – ma non solo loro – non abbiano ricordato il giovane corridore. Questo è una grande prova di solidarietà come lo è il tam-tam partita dai social network per “dare una mano” concreta alla vedova.
Mentre attendo il Gp di Formula1, domani, con finalmente una Ferrari, quella di Alonso, in buona posizione (quarto posto) oggi mi sono goduto il ciclismo e non voglio parlare di quel “mostro” di Alberto Contador ma di Vincenzo Nibali (nella foto).
Il siciliano ha tenuto sullo Zoncolan, la più ardua salita del Giro e ha contenuto il distacco a pochi secondi.
L’azzurro, giunto terzo, ha dimostrato che ci sono ancora italiani capaci di scalare.